Tra i diversi decreti correttivi al Jobs act (L. 183/2014) che nei prossimi mesi inizieranno l’iter di approvazione, si segnala anche un provvedimento ad hoc per quanto concerne i c.d. voucher utilizzati come modalità di pagamento nell’ambito delle prestazioni di lavoro accessorio disciplinate dall’art. 48 e seguenti del DLgs. 81/2015. Tale provvedimento, che potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei Ministri tra la fine di maggio e gli inizi di giugno 2016, dovrebbe contenere misure restrittive circa l’utilizzo dei voucher, con la finalità di renderli pienamente tracciabili. In pratica, le imprese che li utilizzeranno, dovranno comunicare preventivamente, in modalità telematica, nominativo e codice fiscale del lavoratore per il quale verranno utilizzati, insieme con l’indicazione precisa di data e luogo in cui si svolgerà la prestazione lavorativa e la sua durata.
Si introduce, insomma, una modalità di controllo analoga a quella già in essere per il “lavoro a chiamata”, senza toccare, però, i limiti di compenso annui di questi strumenti (7.000 euro, con tetto di 2.000 per ciascun committente). L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare l’utilizzo illegale ed elusivo dei buoni che, secondo il Ministero del Lavoro, consiste principalmente nell’acquistarli ma usarli solo in caso di controlli (nel 2015 ne sono stati venduti 114,9 milioni, ma ne sono stati riscossi 88,1 milioni e una parte è stata restituita e rimborsata) oppure di impiegare i lavoratori per più tempo rispetto a quello dichiarato.